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reviews (back)
Elizabeth Lee's Cozmic Mojo: "Hardcore Delta"
Gian Paolo Lanfranchi | 13 aprile 2005
www.bresciaoggi.it
Sono virtuosi del Blues. Una band di "forever young", felice
di sperimentare, per nulla timorosa di mettersi alla prova dal vivo,
composta da musicisti abituati a mettersi a confronto con l'audience
e votati alla ricerca sonora. Si può fare anche in materia
di rock.
I Cozmic Mojo riescono nell'impresa di innovare un genere immortalato
in mille classici. Non mancano gli assoli né i giri standard,
chiaro. Ma l'utilizzo di una chitarra baritona, affidata a Luca
Manenti, al posto del basso, e il drumming fantasioso e potente
di Beppe Facchetti (come Manenti un ex Minioindelebile)
impreziosiscono un progetto già forte della straordinaria voce
texana di Elizabeth Lee e della illuminata sei corde di Luca
Gallina.
Un quartetto che si autoproduce, gira l'Europa in tour, riempie i
locali, diverte e si diverte. Uno stravagante, intelligente matrimonio
fra blues e noise, contaminato da folk e afro. "Hardcore Delta",
album prodotto da Facchetti e Gallina con Elizabeth
Lee, si avvale di collaboratori di prestigio quali Larry Chaney,
Renato Castellini e il fisarmonicista Titti Castrini.
L'apertura è semplice e irresistibile. Il riff di "Lowdown
blues" non dà scampo e lancia la volata a "Whiskey",
ballata entusiasmante e stranpalata per quanto è sghemba, piena
e selvaggia come il rock delle origini. L'assalto quasi punk di "Drivin
licence Bob" stupisce e colpisce, stoppa e incalza come fosse
un omaggio a Jhon Bonham. Tutt'altra atmosfera in "One
man trash" che valorizza la voce del Texas con una melodia profondamente
"american". La grinta cruda di "Ghostation man"
è a metà fra Led Zeppelin e White Stripes.
Musica di cuore e di pancia. "Baby Aspirin" non aggiunge
e non toglie, "Universe song" ammorbidisce i toni, "Surreal
east delta" può piacere agli amanti del rumore come ai
fanatici della melodia. Il rock torbido di "Sexyvannha"
sfocia in un "Hypermega swimmin' pool" da urlo, garage e
accattivante.
Suonano sporchi eppure suonano divinamente, i Cozmic Mojo.
"22nd century schizoid blues" cita nel titolo i King
Krimson (nientemeno) per poi sciogliere il blues in un low-fi
avveniristico. Musica d'avanguardia che merita di essere gustata.
Elizabeth Lee's Cozmic Mojo: "Hardcore Delta"
(Cozmic Mojo 002)
da Il
popolo del blues | marzo 2005
di Ernesto de Pascale
Second difficult album for italian trash punk blues band Cozmic
Mojo featuring Taxas born singer Elizabeth Lee. Fat Possum
oriented band with rinascimental sensibility kicked in the ass by
a good american rock & roll singer.
Secondo album in un anno per i Cozmic Mojo guidati dallinfaticabile
Luca Gallina, che prosegue la sua mission per una
più larga interpretazione del Blues. Anche in questalbum,
lantica attitudine del punk viene fuori dai tre musicisti che
hanno lavorato davvero sodo su questo progetto e che devono a Elzabeth
Lee la credibilità della lingua e di un approccio rock
& roll che solo la provincia americana ti può dare.
Lalbum non si discosta dal precedente ma le composizioni sono,
in alcuni casi, più tornite e scritte con più cognizione,
come nel caso di Ghoststation Man e Baby Aspirin,
il brano più radiofonico della raccolta. I riferimenti ci sono
eccome (Surreal East Delta è una strana miscela
di Chemichal Brothers, Led Zeppelin, Blondie
e Lenny Kravitz), ed è evidente che il gruppo stia caparbiamente
cercando una strada per uscire fuori dallanonimato. La via non
è quella del blues, però; il mercato del blues in Italia
non ha molto da offrire. Ai bresciani Cozmic Mojo serve un
ottimo manager disposto a fare un piano di investimento di cinque
anni, che li posizioni subito su un mercato almeno continentale (la
Germania potrebbe essere quello di partenza ma ancora meglio nei paesi
nordici), ed una produzione autorevole che dia al gruppo una seria
chance, rispettando lamore per le tecniche low-fi tanto care
ai nostri ma offrendo il necessario back up tecnico per non vivere
sempre al limite degli standard.
In bocca al lupo, quindi, a un gruppo molto valido che a questo punto
deve evitare di ripetersi e che deve dedicare un po di tempo
alla costruzione di un team di lavoro che li supporti a un più
alto livello.
Elizabeth Lee's Cozmic Mojo
JazzOnLive (Brescia) | febbraio 2005
di Christian Verzeletti - www.mescalina.it
Elizabeth Lee a Brescia è di casa per una serie di questioni
affettive e musicali che si sono intrecciate e che l'hanno portata
per un periodo, purtroppo breve, a gestire un locale sul territorio:
proprio l'esperienza dello Storyville ha permesso a questa cantante
texana di crearsi più di un legame. Per questo la sua data
al JazzOnLive è una sorta di ritorno: lo si capisce anche dall'attenzione
che il pubblico le dedica e dalla quantità di sguardi e sorrisi
che lei, perfettamente a proprio agio, dispensa nel corso dell'esibizione.
Accompagnata da Luca Gallina e Luca Manenti alle chitarre
e da Beppe Facchetti alla batteria, si dimostra una frontman
di tutto rispetto, pronta a svolgere il proprio ruolo con grinta e
convinzione consumate: l'unica spinta che le é necessaria è
quella dei suoi musicisti, un vero e proprio power trio che non patisce
nemmeno l'assenza del basso. Anzi, sin dall'inizio, proprio la sfida
innescata dalle due chitarre mette in chiaro il tiro della serata
e conferisce subito un taglio southern all'approccio rock-blues di
Elizabeth. Se a questo si aggiunge che, da parte sua, la texana
sfoggia anche un look da southern girl che non ha nulla da invidiare
a quello di Steven Tyler e compagni, si può facilmente
intuire quale sia l'impatto complessivo.
Gallina apre la scaletta con un dobro suonato a colpi di slide,
infuocando subito i pezzi con un repertorio che va dal rock'n'roll
al voodoo blues di "Better than the last time", in cui sono
forti i richiami di New Orleans e della Louisiana: tra un rimando
ad Hank Williams ed uno a Stevie Ray Vaughan, il suono
si fa sempre più grosso e la temperatura continua a salire.
Nel giro di pochi brani, Elizabeth ha la voce a mille e si
lancia in una "One man trash" dedicata ad uno di quei malfamati
personaggi, troppo spesso responsabili della proprietà e della
sopravvivenza dei locali in cui si fa musica: il tiro e la convinzione
con cui la canzone viene eseguita porta ad una versione di "River"
in cui la Lee dà il meglio di sé, sfiorando l'amarezza
soul di Janis Joplin (il nome Cozmic Mojo non è
certo casuale). Il pezzo poi tracima nel gospel "Jesus gonna
be here", secondo un ideale percorso di dannazione e redenzione:
il pubblico gradisce e accompagna scandendo il ritmo al punto che
si assiste presto ad un esecuzione traditional, solo voce e battito
di mani.
Dopo una pausa, si riprende con un numero strumentale che fa da preludio
ad una serie di pezzi capaci di raccogliere il meglio del rock e del
blues elettrico da Muddy Waters a Bo Diddley: oltre
che energia, il trio dimostra di avere personalità ed originalità,
arrivando anche ad improvvisare qualche movimento di scratch in un
botta e risposta tra le chitarre. Per quanto suonino frontali, Elizabeth
Lee e i suoi mantengono l'equilibrio dei pezzi e, una volta portata
al limite la tensione, non se la lasciano sfuggire, ma continuano
ad alimentarla con colpi più di sostanza che di effetto, soprattutto
grazie alla varietà dei numeri di cui è capace la lead
guitar di Gallina. Ne è prova anche la ballata "Universe",
dosata e raccolta sui ricami del dobro.
Nel finale poi, tra sferzate elettriche e giri virtuosi, trova spazio
"Whiskey", un altro brano inedito che dovrebbe far parte
dell'imminente nuovo disco. Dopo due ore di concerto, Elizabeth
Lee sorride e se ne va, lasciando ancora una volta il segno. E
dire che il suo passaggio dalle parti di Brescia e la collaborazione
con i Cozmic Mojo sembrava dovessero essere estemporanei.
Cozmic Mojo featuring Elizabeth Lee
da Jam | febbraio 2004-2005
di Fabio
Treves
Cozmic Mojo è il progetto di due musicisti bresciani,
Luca Gallina e Beppe Facchetti, attivo da un anno, e
vede per l'occasione la collaborazione dell'artista texana Elizabeth
Lee.
Gallina è un chitarrista che potrebbe suonare in una
della tante band che popolano l'universo blues rock d'oltre oceano,
perchè unisce sensibilità e feeling a grinta e innovazione.
Il Cd ospita 11 brani, tutti famosi, ed è un insieme di atmosfere
blues, rock, fusion e anche psichedeliche anni '60 che sembrano essere
tornate prepotentemente di moda. Ultimamente mi emoziono molto raramente
ascoltando band nostrane, ma Luca e soci, aiutati anche dalla
personalità e dalla voce della Lee, mi hanno letteralmente
scioccato. Da una versione di "Jumpin' Jack Flash" nobilitata
da un armonica da 10 e lode di Max Maccarinelli al successo
mondiale di Mississipi Muddy Waters "I Got My Mojo Workin",
che potreste sentire prossimamente come sigla di qualche trasmissione
radiofonica nazionale (parola del puma di Lambrate), colpiscono il
sound e gli arrangiamenti. Classici del blues sono stravolti e presentati
con suoni e ritmi che ricordano Vanilla Fudge, Black Crowes,
Jeff Beck e Stevie Ray Vaughan. Vi accorgete che state
ascoltando il classico di Eddie Cochran "Summertime Blues"
solo verso la fine e ci sono omaggi a Chuck Berry e Rufus
Thomas.
Bob Fenaroli, al basso elettrico è una validissima sezione
ritmica al fianco del batterista Beppe Facchetti (parente di
Giacinto? Dalla grinta si direbbe di sì...). Mi piace ricordare
anche altri ospiti di questo godibilissimo CD: Renato "Chuck
Ford" Castellini alla voce in cinque tracce, Fulvio Sigurtà
alla tromba e Lead Belly, voce e gradito ospite speciale.
Potete richiederlo a jeanlucg@libero.it
Perche: fidatevi di me, val la pena di sbattersi un pò per
qualcosa di bello, alla faccia delle "care" multinazionali.
Elizabeth Lee & Cozmic Mojo
Live at Revenge Music Club | 15/01/2004-2005
a cura di Blod
Per i musicofili bresciani il nome di Elizabeth Lee non è
più una sorpresa.
Blueswoman texana con una manciata di buoni dischi alle spalle, Elizabeth
è diventata una piacevole costante delle nottate di città
e provincia, vuoi per l'intensa attività live (tra set acustici
ed elettrici non passa settimana senza incrociarla alle prese con
un microfono) vuoi per l'apertura del suo locale (lo Storyville di
Bedizzole) che ha tutti i crismi per diventare punto di riferimento
per chi si ostina ad amare quella brutta bestia che risponde al nome
di rock and roll.
Cozmic Mojo non sono altro che tre veterani della Brescia che
vibra note di un certo spessore: Luca "Gallo" Gallina
alla chiarra (ringraziamo unanimi san Leo Fender che ha creato
quel grezzo gioiello che risponde al nome di Fender Telecaster), il
maestro Beppe "Beppone" Facchetti dietro i tamburi
e Luca "Mane" Manenti alla chitarra baritona (ringraziamo
unanimi san Jon Spencer da NYC che ce l'ha fatta riscoprire).
Tre tipi tosti (se non li conoscete, o avete passato su Marte l'ultimo
decennio, oppure avete sbagliato sito), che dopo avere zigzagato -
non senza successi - tra i meandri della wave anni '90, hanno pensato
bene di farsi un bagno purificatore nelle limacciose acque del sacro
Missisippi.
Ne sono riemersi imbrattati di fango... quasi avessero la pelle nera;
ma si badi bene il risultato non è blues canonico, qui si rileggono
Robert Johnson o Chuck Berry nella rovente traduzione
di Mr. Jon Spencer (sempre lui!) a sua volta depurata dal nichilismo
rumorista e dagli eccessi punk e arricchita da una chitarra protagonista
e splendidamente sopra le righe. In una sigla Blues Kick Ass.
Insomma la band ha un suono assolutamente "cool" ed una
tecnica cui non si rimane indifferenti, ma soprattutto sa far divertire
senza scadere nella ruffianeria, senza preoccuparsi di piacere a tutti
i costi.
Se l'esistenza fosse una scacchiera questi quattro alfieri farebbero
muovere il culo alla più austera delle regine. Lunga vita! |
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